Se c'è una cosa che facevo appena entrata in piscina da bambina era fare la pipì. Non importava che ci fossero i cartelli co scritto quanto ciò fosse vietato, non importavano gli ammonimenti di mamma o istruttori di nuoto. Io la pipì la facevo in acqua e con me tutti i miei amici. E ridevamo, e parlavamo di correnti calde e lanciavamo allarmi ma nessuno usava mai i bagni della piscina. E la stessa cosa al mare. Non che fosse igienico, non che fosse educato ma era così. Una consuetudine.
Forse, un modo acerbo e inconsapevole di contavvenire alle "regole". Non si può fare ma non fa male, quindi lo faccio. Fanculo la maestra!
Nessuno dei bambini del campo solare dopo faccio l'educatrice fa la pipì in piscina. Nemmeno in mare. Quando viene lo stimolo chiedono il permesso di uscire e vanno in bagno. Sembrerà una cavolata ma io ci ho riflettuto.
Questi bambini si trovano la giornata organizzata in maniera scientifica, seguono continuamente regole e orari, l'unico momento in cui potrebbero "liberarsi" sarebbe fare la pipì in piscina. Magari in mare che è più comune. Ma scelgono di seguire la regola. Riflettevo con un mio amico: sarà giusto? Formerà adulti responsabili? O questo nuovo mondo infantile fortemente schematizzato e "follemente" ( tutto gli è organizzato e guidato da un adulto) pianificato che adulti li renderà? Sapranno decidere da loro cosa è giusto o sbagliato fare? O passeranno la loro vita a seguire un orario e aspettare un ordine? Riusciranno mai ad annoiarsi senza sentirsi persi?
giovedì 16 luglio 2009
lunedì 6 luglio 2009
Campo sole, sviste e rivisti
Oggi è stato il mio primo giorno da educatrice nel campo sole di Albisola marina. Esperienza bella, intensa. Io non mi occupo del gruppo, assisto una bambina diversamente abile (se per essere politicamente corretti è corretto dire così). Non so cosa abbia precisamente, del tipo non so il nome della sua malattia se ne ha una, so che ha difficoltà a muoversi, non vede bene e non riesce ad interagire con gli altri. E chi non ha problemi ha interagire con gli altri? Io ho un sacco di problemi anche se sono "dichiarata abile". E da bambina ero anche peggio: ero lenta a correre, non capivo se qualche bambino si era innamorato e quindi non mi "fidanzavo" con nessuno, pattinavo male (negli anni 80/90 usava pattinare, non riuscivo ( enon riesco ancora) a intrecciare i fili per fare gli scoopydoo e altro che ho rimosso.
Con Lara mi trovo bene, e sembra anche lei si trovi bene perchè oggi non si è innervosita e mi ha raccontato un po' della sua vita.
Mentre stavo con lei non pensavo a come sono io, alle mie beghe insomma. Penso sia così essere genitore: non pensi più a te, solo a te come persona unica nel mondo ma metti un altro in prima persona, e gli resti dietro a guardare che lui impari a vivere. Penso sia così avere un figlio.
E mentre pensavo questo e mi sembrava di aver avuto l'illuminazione, di aver capito qualcosa del mistero- vita passa una moto e riconosco il motore come fosse un caro vecchio amico. Era Claudio, e gli occhi mi si sono riempiti di foschia. Non erano lacrime, era umidità, sensazione di lontano, di perso.
"Dobbiamo chiarirci" ho pensato. Poi, con Lara per mano, ho attraversato la strada.
Con Lara mi trovo bene, e sembra anche lei si trovi bene perchè oggi non si è innervosita e mi ha raccontato un po' della sua vita.
Mentre stavo con lei non pensavo a come sono io, alle mie beghe insomma. Penso sia così essere genitore: non pensi più a te, solo a te come persona unica nel mondo ma metti un altro in prima persona, e gli resti dietro a guardare che lui impari a vivere. Penso sia così avere un figlio.
E mentre pensavo questo e mi sembrava di aver avuto l'illuminazione, di aver capito qualcosa del mistero- vita passa una moto e riconosco il motore come fosse un caro vecchio amico. Era Claudio, e gli occhi mi si sono riempiti di foschia. Non erano lacrime, era umidità, sensazione di lontano, di perso.
"Dobbiamo chiarirci" ho pensato. Poi, con Lara per mano, ho attraversato la strada.
mercoledì 1 luglio 2009
Iran, onda verde, repubblica islamica
In questi giorni l'Iran vede la protesta duramente repressa dei sotenitori di Mousavi, o almeno questo si apprende leggendo i giornali. In realtà quello che sta succedendo in Iran è l'esplosione di una popolazione che vive da anni sotto il controllo strettissimo dello stato. Rivoluzione verde, titolano i giornali, rivoluzione per Mousavi ma si può parlare di rivoluzione davvero se l'intenzione non è sovvertire totalmente un sistema per costruirne uno nuovo e migliore? Qualcuno dei manifestanti iraniani forse parla di emancipazione dello stato dalla religione?O di rivoluzione socialista? A me non sembra. Anche se la stampa ufficiale chiaramente è stata imbavagliata dalle immagini dei blog, dai reportage "rubati" è chiaro che la parola rivoluzione è fuori luogo in questo caso.
Gli scontri, la guerriglia urbana, la manifestazione di dissenso per il governo di Amadinejad è il frutto di una tensione sociale esasperata che ha originato una grande reazione popolare che chiede un po' di respiro.
Non un cambiamento radicale, come esige nella sua etimologia la parola rivoluzione . Gli studenti, le donne e i lavoratori iraniani, credo, chiedano di respirare. Possibilmente senza che lo stato sia informato sul tipo di respiro che stanno esalando. E stabilito questo la parte dove stare è chiara e non devono esistere nè Chavez nè Obama a "comandarci" da che parte stare. La prima libertà è quella di poter e voler pensare. La prima mattonella di quella che dir si voglia democrazia
Gli scontri, la guerriglia urbana, la manifestazione di dissenso per il governo di Amadinejad è il frutto di una tensione sociale esasperata che ha originato una grande reazione popolare che chiede un po' di respiro.
Non un cambiamento radicale, come esige nella sua etimologia la parola rivoluzione . Gli studenti, le donne e i lavoratori iraniani, credo, chiedano di respirare. Possibilmente senza che lo stato sia informato sul tipo di respiro che stanno esalando. E stabilito questo la parte dove stare è chiara e non devono esistere nè Chavez nè Obama a "comandarci" da che parte stare. La prima libertà è quella di poter e voler pensare. La prima mattonella di quella che dir si voglia democrazia
domenica 14 giugno 2009
Varazze
Varazze all'alba è così bella che toglie il fiato. E' deserta e le prime luci del giorno la accarezzano come una tenda di perline luminose, ancora dorme con tutte le serrande dei negozi abbassate, con gli scuri delle case chiusi, le macchine la attraversano distratta e forse qualcuno pensa che a quell'ora Lei non ha nulla da offrire. C'è chi pensa non offra nulla mai e che quel poco lo faccia pagare caro. Guardatela, è fatta d'acqua, il Fiume che l'attraversa e il mare che le resta accanto e la prende per mano dolcemente, come un vecchio padre e l'accompagna nella sua bellezza. Mi fermo un attimo qui, a metà davanti alla gelateria I Giardini di Marzo nei pressi del comune e attraverso l'aurelia. Ecco, da questa posizione vedo i quattro elementi, sono tutti qui, insieme. Vedo il fuoco del sole che sorge sull'acqua del mare e del fiume, la terra della collina che sovrasta la città e l'aria sottile, sinuosa che dondola leggermente le cime degli alberi vicino alla spiaggia. Varazze sembra una sirena sdraiata in riva al mare, fiera d'esser bella che ti guarda maliziosa e ti invita con la dolcezza del suo canto.
E' in questi momenti all'alba, la notte, l'inverno quando la gente non s'accalca, non la attraversa, non la violenta con i suoi passi di struscio da turista o con quelli svelti e distratti del residente, ma quando la trovi sola che Varazze ti apre il suo cuore di mare, quando crede di non essere vista e scioglie i suoi capelli lunghi al primo sole. Quando l'odore salmastro è così forte che pizzica il naso e lo sciabordio delle onde culla i sogni più belli. Guardatela Varazze all'alba quando i gabbiani planano sui tetti, è bellissima. E' bella sola, non le serve altro.
E' in questi momenti all'alba, la notte, l'inverno quando la gente non s'accalca, non la attraversa, non la violenta con i suoi passi di struscio da turista o con quelli svelti e distratti del residente, ma quando la trovi sola che Varazze ti apre il suo cuore di mare, quando crede di non essere vista e scioglie i suoi capelli lunghi al primo sole. Quando l'odore salmastro è così forte che pizzica il naso e lo sciabordio delle onde culla i sogni più belli. Guardatela Varazze all'alba quando i gabbiani planano sui tetti, è bellissima. E' bella sola, non le serve altro.
martedì 9 giugno 2009
Sento come un vuoto al posto dello stomaco, leggo il giornale e scrivono che l'Europa ha votato partiti o coalizioni di partiti di destra, spesso estrema, razzista, xenofoba, cattiva. Coalizioni: i partiti invece di rappresentarci si coalizzano per diventare più forti, usano la pubblicità per carpire il nostro interesse, fanno campagne elettorali perpetue per convincerci, per prenderci (vieni nel grande centro, rifonda il mondo, sali sul carroccio). Tutti noi cittadini non ne possiamo più, li detestiamo, leggiamo libri che ci forniscono gli elementi per detestare gli uomini politici ma quando le elezioni arrivano nel nostro paese, quando i apre un varco, ci mettiamo in politica. Ultime amministrative: paesi di cento abitanti con sei liste civiche. Tutte civiche formalmente, tutte unioni di indipendenti in squadra per guidare il paese. Guidare, comandare, chi diceva meglio cummannare che fottere? Il Padrino?
Anch'io mi sono messa in politica per il mio paese quest'anno, a parte che io non detesto la politica in sè ma il modo italiano di farla, il modo clientelare, anch'io in prima persona ho scelto di cummannare (provare a) invece che Fottere per un po' di mesi di opera di convincimento del prossimo o meglio di campagna elettorale.
Mi hanno trombata alle elezioni con pochissime preferenze e un'obiezione vera e chiara "sono troppo sincera, troppo giovane e ci credo troppo per far bene politica. Non sono credibile"
Abito in una piccola frazione di un comune di cinquemila abitanti ma è lo specchio di ques'ultima Italia, di quest'ultimo mondo.
Questo paradosso, in fondo, mi lusinga anche dopo essermi sporcata un po' le mani a "far politica" sono scettica a crederci
Anch'io mi sono messa in politica per il mio paese quest'anno, a parte che io non detesto la politica in sè ma il modo italiano di farla, il modo clientelare, anch'io in prima persona ho scelto di cummannare (provare a) invece che Fottere per un po' di mesi di opera di convincimento del prossimo o meglio di campagna elettorale.
Mi hanno trombata alle elezioni con pochissime preferenze e un'obiezione vera e chiara "sono troppo sincera, troppo giovane e ci credo troppo per far bene politica. Non sono credibile"
Abito in una piccola frazione di un comune di cinquemila abitanti ma è lo specchio di ques'ultima Italia, di quest'ultimo mondo.
Questo paradosso, in fondo, mi lusinga anche dopo essermi sporcata un po' le mani a "far politica" sono scettica a crederci
martedì 2 giugno 2009
Erli, fuoco e festa
E' passata da due giorni la quest'anno tanto pibblicizzata e attesa festa del fuoco in località Borgobassi a Erli, sopra ad Albenga. Provincia di Savona.
L'atmosfera era ottima come sempre nel borgo, ma forse (ed è opinione mia) maggiormente simbiotica e armoniosa fra i partecipanti. Alcuni che ogni anno si ritrovavano alla festa (da annio sempre l'ultimo finesettiamana di Maggio) non c'erano per problemi personali e lavorativi. Alcune persone che non avevo avuto modo di conoscere gli anni precedenti, alcuni passaggi sconosciuti ora esplorati.
Contenta di esserci stata, di aver letto male un brano tratto da amore a Marsiglia della Francesca Mazzuccato e un pochino meglio (forse) quattro mie poesie. Contenta d'aver mangiarto e bevuto divinamente e di non essermi persa dietro a pifferai magici a cercare il bianconiglio che, ormai lo so, è tutt'inganno e poco più.
Contenta di aver fatto da sola mezzo bagno alla cascata e di essere rimasta in silenzio senza provare paura. Felice dei discorsi uditi o fatti e di quell'emozione pura e genuina che ad un punto della sera mi ha accolto e che ancora adesso (per ora) non mi ha lasciato. Contenta di averla provata.
L'atmosfera era ottima come sempre nel borgo, ma forse (ed è opinione mia) maggiormente simbiotica e armoniosa fra i partecipanti. Alcuni che ogni anno si ritrovavano alla festa (da annio sempre l'ultimo finesettiamana di Maggio) non c'erano per problemi personali e lavorativi. Alcune persone che non avevo avuto modo di conoscere gli anni precedenti, alcuni passaggi sconosciuti ora esplorati.
Contenta di esserci stata, di aver letto male un brano tratto da amore a Marsiglia della Francesca Mazzuccato e un pochino meglio (forse) quattro mie poesie. Contenta d'aver mangiarto e bevuto divinamente e di non essermi persa dietro a pifferai magici a cercare il bianconiglio che, ormai lo so, è tutt'inganno e poco più.
Contenta di aver fatto da sola mezzo bagno alla cascata e di essere rimasta in silenzio senza provare paura. Felice dei discorsi uditi o fatti e di quell'emozione pura e genuina che ad un punto della sera mi ha accolto e che ancora adesso (per ora) non mi ha lasciato. Contenta di averla provata.
sabato 23 maggio 2009
carcere duro, l'apocalisse, Obama e Osama
In campagna elettorale si promettono tante cose, sembra la via più facile, viene quasi naturale ma è così. E' così che Barack Obama con il suo charme afroamericano di tagliente avvocato durante la sua faticosa ascesa alla casa bianca promise di abolire il carcere di massima sicurezza di Guantanamo. L'allora candidato presidente nell'enfasi nuova dei primi vagiti della sua campagna elettorale aboliva, toglieva. Poi, il futuro presidente, rinvigorito dal crescere del consenso della gente parlava di regolamentare, di non chiudere ma di controllare che i detenuti non venissero torturati. Che fossero detenuti e non prigionieri.
Ora Obama, il nero è presidente degli Stati Uniti d'America e Guantanamo è ancora la stronza galera, il tempio dell'ultima frontiera della tortura, il simbolo della cancellazione della dignità umana, sia dei carcerati che dei carcerieri.
Obama ci ha provato ma il congresso (praticamente riveste il ruolo del nostro parlamento) non ha promosso il provvedimento. Tutti contro: repubblicani e democratici. Conservatori (e si capisce) e progressisti (e si fa più fatica a capire).
Il mondo è reazionario, adesso anche quando mette la maschera progressista, anche quando lo chiamiamo di sinistra.
da qualche tempo lavora meno alla sua campagna Osama Bin Laden, quello che arruola milioni di persone e le arma e le addestra e butta giù il simbolo dell'Occidente imperialista ed invasore, fa saltare i treni e manda videoclip. A dirla così qualcuno potrebbe pensare che sia un gran benefattore, uno che sicuramente posti di lavoro da terrorista suicida ne trova, uno che è lo sceicco del terrore.
Osama, lo sceicco dell'apocalisse, la scusa per vendicare una guerra persa (anche se, in verità, perdendone un'altra), la scusa per esportare democrazia e oleodotti, la scusa per il patto import democracy - export oil.
Campagne elettorali diverse, con esito differenti ma paragonabili nei fini.
Tutte e due "i candidati" hanno fatto promesse: uno sanità pubblica alle fasce di reddito basso e chiusura di Guiantanamo l'altro libertà dall'invasore e un po' di soldi alla famiglia dell'attentatore. In più il secondo candidato ha Dio dalla sua, e promette sette vergini disponibili e bellissime all'ingresso del paradiso, tra le altre cose. Cose diverse e non paragonabili, o che paragonarle suona politicamente scorretto o semplicemente di cattivo gusto ma al fondo resta il concetto che la politica di oggi è tutta campagna pubblicitaria- campagna elettorale. Guardate i "nostri" politici come ogni giorno lanciato lo slogan, ( a volte anche con jingle e veline) ci impongono qualche loro prodotto con il nome di legge.
Ora Obama, il nero è presidente degli Stati Uniti d'America e Guantanamo è ancora la stronza galera, il tempio dell'ultima frontiera della tortura, il simbolo della cancellazione della dignità umana, sia dei carcerati che dei carcerieri.
Obama ci ha provato ma il congresso (praticamente riveste il ruolo del nostro parlamento) non ha promosso il provvedimento. Tutti contro: repubblicani e democratici. Conservatori (e si capisce) e progressisti (e si fa più fatica a capire).
Il mondo è reazionario, adesso anche quando mette la maschera progressista, anche quando lo chiamiamo di sinistra.
da qualche tempo lavora meno alla sua campagna Osama Bin Laden, quello che arruola milioni di persone e le arma e le addestra e butta giù il simbolo dell'Occidente imperialista ed invasore, fa saltare i treni e manda videoclip. A dirla così qualcuno potrebbe pensare che sia un gran benefattore, uno che sicuramente posti di lavoro da terrorista suicida ne trova, uno che è lo sceicco del terrore.
Osama, lo sceicco dell'apocalisse, la scusa per vendicare una guerra persa (anche se, in verità, perdendone un'altra), la scusa per esportare democrazia e oleodotti, la scusa per il patto import democracy - export oil.
Campagne elettorali diverse, con esito differenti ma paragonabili nei fini.
Tutte e due "i candidati" hanno fatto promesse: uno sanità pubblica alle fasce di reddito basso e chiusura di Guiantanamo l'altro libertà dall'invasore e un po' di soldi alla famiglia dell'attentatore. In più il secondo candidato ha Dio dalla sua, e promette sette vergini disponibili e bellissime all'ingresso del paradiso, tra le altre cose. Cose diverse e non paragonabili, o che paragonarle suona politicamente scorretto o semplicemente di cattivo gusto ma al fondo resta il concetto che la politica di oggi è tutta campagna pubblicitaria- campagna elettorale. Guardate i "nostri" politici come ogni giorno lanciato lo slogan, ( a volte anche con jingle e veline) ci impongono qualche loro prodotto con il nome di legge.
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